mercoledì, gennaio 27, 2010

Servirà?

Allora anche per me sarà stanchezza? Voglia di nulla, obbligo e frustrante volontà di fare sempre tutto?
Perché il piacere svanisce quando ci si mette in mezzo la superbia di essere the first, ma non per gli altri, per se stessi. Dimostrare di valere, la vedo come un'ammissione di mancanza di fiducia nei propri riguardi: dovresti andare bene così.
E mi altaleno tra momenti di pura comprensione e conoscenza, sprazzi di gioia senza definizione, il cavallo che batte sul mio corpo nel resto del tempo, la maledetta perdita di lucidità, il pianto, e poi il dovere che incombe e ridiventa padrone del neurone che in realtà chiede riposo. La via di mezzo non la conosco.
Vorrei viaggiare, ho paura che neanche in quel modo però riuscirei a percepire la sottile soffiata che mi porterebbe nella giusta via: intrappolato in un tempo che detta a me le sue regole, che decide e distribuisce doveri, inquisizioni, angosciose corse di miglioramento che straziano, a volte. E cado, e mi rialzo, e poi cado, e poi vorrei non essere.
Non ho scritto molto nel tempo andato, non era utile probabilmente, secondo me non parlo abbastanza, sono chiuso nel buio di questa storia che mi ha rotto a tal punto da cessare di volere, desiderare, provare piacere. Un'ossessione! Una trappola sublime incantata e straziante. Logora dentro lentamente, lacrime, ci si ripulisce, che schifo questo sporco. Ma chi sono e cosa voglio? Oddio odio queste domande, odio il non avere una vita ed un sentimento normale, odio la compassione e la sensazione di scivolare ogni volta nello schifo della perdita di se stessi. Ma se sapessi la soluzione, non sentire ogni volta la necessità di sfogare, e dopo tanto scrivere. Voglio vedere con occhi da bambino senza troppa ingenuità, so che posso, ma il fascino dell'ostile monde fatale incombe ed io vedo nuvole grigie cariche di pioggia che tanto cade, cadrà, eccola, ma non me ne frega niente. Poi, zuppo, lamento il male di me, penso ai veri problemi, a ciò che distrugge il mondo, a troppe cose che infrangono tutta la beauté, e rido della mia stupidità. Una risata non viva, ma disperata, amara, senza via, un cul de sac, una richiesta di aiuto che adesso davvero mi vergogno di chiedere. Sono uno stupido, lo so. Dove è finita la mia gioia? La serenità? Non sempre mi sento perso, ma voglio essere sempre in grado di urlare la forza della volontà che sento dentro, perché mi lascio andare? Non so con chi prendermela, non è neanche colpa di Me. E' un buio che però devo rischiarare, Io.
Bevi dal calice della perdizione.

mercoledì, luglio 01, 2009

Che cosa succede?

Devo tornare al lavoro, vorrei che tutto quello che desidero si realizzasse. Come altri 6 miliardi di persone in fondo.
E desidererei che ciò che spinge le mie pulsanti decisioni non dipenda solo ed esclusivamente dal mio egoismo: che un pò ce ne sia, è ovvio, innegabile, inevitabile, chiaro. E nessuno lo mette in dubbio.
Vorre davvero essere generoso e comprensivo come predico. Ma è difficile, cazzo se lo è.
Perché neanche te ne rendi conto, ed eccola la reazione che provochi: quello che non avresti voluto succedesse, succede per l'appunto.
Io sono un pò stanco di aderire sempre a canoni di impostazione secondo cui determinate cose debbano essere fatte, sarebbe meglio farle, c'è tempo per tutto. Io il tempo vorrei stravolgerlo, prendere le lancette in mano, e farne ciò che voglio, trovare un equilibrio che concili le richieste di tutti gli altri 6 miliardi di individui.
E come mi è stato detto, sarebbe bello avere giornate di almeno 48 ore e poter soddisfare almeno il doppio delle proposizioni che ci si detta, almeno nel mio caso. Ma tanto poi sarebbe lo stesso: non sarebbero sufficienti neanche quelle 48 ore, e se ne richiederebbero 96 per sentirsi anche solo poco soddisfatti. Che giro.
Che tristezza, il mondo intorno e a me certe volte sfugge.
Fatti valere! ;)


(Conclusioni inesistenti per riflessioni sconclusionate: appunto ho detto la stessa cosa).







Oddio che fico!
Eccolo, così il tempo è amico.

giovedì, giugno 04, 2009

Calore denso

Sono andato in cucina per farmi una tisana pro-rilassamento, ricerche cinematografiche hanno affaticato e gli occhi bruciano rossi dall'accecante luce dell'écran. Era quasi mezzanotte, poco fa.
Io e mia madre abbiamo preso tre bicchieri in cristallo, versato all'interno il vino bianco della bottiglietta nana al fresco invecchiamento da Capodanno, sostituito le tre solite olive verdi con tre buone ciliegie mature e abbiamo sorseggiato il frizzantino sapore della compagnia familiare con il cinquantenne assuefatto di bombe televisive mezzo addormentato sul divano. Ho sentito un pò di calore dentro e me ne sono rallegrato.
Ho accanto a me la tazza di Winnie The Pooh di mio fratello con la tisana che lentamente si raffredda e mi accompagnerà al sonno prossimo.
Nel porta-penne più in là, invece, c'è il cono gelato molto artigianale che Anna mi ha portato, ennesimo sgarro della maga delle tentazioni, e una goccia di crema scende sul lato destro.
Me lo mangio.

lunedì, marzo 30, 2009

The strength of something you can't control

"Non, il n'y aura pas de diner avec Clayton Newlin, il n'y aura pas d'amour, tu m'as attendue des millénaires et je te pose un lapin, ton étreinte se refermera sur le vide, ton souffle ne brulera personne, je t'ai attendu depuis le jardin mais il ne se passera rien, tel est le souverain désir du malheur, je ne te dirai aucun secret, il est plus facile de mourir que de vivre, c'est pourquoi ma vie entière ne sera que mort, chaque matin, au sortir du sommeil, ma première pensée sera que je suis déjà morte, que je me suis donné la mort en disant non à l'homme qui était ma vie, comme ça, sans raison, sans autre raison que ce vertige qui pousse à tout rater, que cette puissance abjecte du mot non, ce non qui s'est emparé de moi au moment crucial de mon existence, éteignez les torches, enlevez vos beaux habits, la fete est finie avant d'avoir commencé, qu'il n'y ait plus de soleil, qu'il n'y ait plus de temps, qu'il n'y ait plus de monde, qu'il n'y ait plus de rien, que je n'aie plus dans le coeur cet énorme pourquoi, j'étais celle qui avait l'univers entre ses mains et j'ai décidé qu'il mourrait, pourtant je voulais qu'il vive, je ne comprends pas ce qui s'est passé".
Amélie Nothomb, Biographie de la faim

Y a-t-il de meilleures descriptions d'une telle sensation?








Tideland--

domenica, marzo 22, 2009

Annullamento

E preso d'improvviso da un raptus annientatore, di volontà distruttiva fulminea, cancellerei tutto quello che sono per ricominciare.
Perché perso in questo vuoto di Essere non so più cosa si deve fare di preciso, e ho un'angoscia che non riesco ben a concepire. Faccio finta che tutto sia niente, e spero di trascorrere ogni giorno sospinto e animato da caparbia costanza lavoratrice, cioè fare tutto quello che devo fare, e fare anche qualcosa di più, se riesco, senza sentimento provato e sensazione ad intaccare. Invece stupidamente non mi accorgo che già solo il fatto di affrontare il mondo illudendosi di una futura morte del pensiero sentimentale è espressione di qualcosa, quanta paura c'è.
Voglio non utilizzare più il congiuntivo, ma riuscire a dire anche a me stesso la realtà della mia debolezza senza l'illusione che un mero artificio grammaticale possa rendere la possibilità dell'affrontare l'azione stessa. Possa appunto. E vedere invece me a realizzarla questa possibilità. E' l'ammissione dello sbaglio che sono, ma della lacrima, perché vorrei raggiungere quello che non sono mai stato. Non come qualcun altro mi vuole, ma come può andare bene a me. Forse piano piano il passo riuscirò a farlo. E sbaglio già nel forse.

lunedì, marzo 16, 2009

DISRUPTION!

Un muro scosceso di montagna impervia può essere comunque scalato.
Puoi divertirti a far cader giù sassolini o massi nel constatare l'altezza raggiunta nella propria impresa di realizzazione.
Io voglio essere almeno un pò soddisfatto di me.
Perdita di controllo costruttrice, positiva, rivoluzione rossa socialista. Quella giusta.

domenica, marzo 15, 2009

Sogg

Sono deluso da me stesso, solo me stesso, quando riesco a far tornare per un pò tutto alla "normalità", e poi abbraccio nonostante tutto minuti di dispersione e addio chers efforts. Divago in una dimensione di nulla e mi illudo e mi trastullo. Ho tanta paura, e voglio scriverlo qui per liberarmene adesso, non perché qualcuno necessariamente lo legga.

martedì, febbraio 24, 2009

La trama delicata

Non so specificare se possa essere una reazione dovuta ad un accumulo di emozioni relative ad un determinato suono, se la melodia standardizzata nonostante la sua mutevole differenza causi in me una sorta di risveglio emotivo, e all'improvviso cambia, l'espressione del volto.
Non lo so, però sento che nel mio sforzo quotidiano al raggiungimento di una pur parziale e mai perfetta stabile maturità si insinui sempre quel piccolo ruscello di sofferenza malintesa, di noia nostalgica di un tempo che forse non ho mai vissuto, sento il bisogno di non essere solo, ho bisogno di contatti umani.
E come un cd che abbia perduto la forza di andare avanti, ascolto la melodia mentre scrivo, perché lacrime di stanchezza adesso riescono a raggiungere quel tutto immateriale e non differenziato, perché il momento migliore per scrivere è nella serena constatazione dell'impossibilità di cogliere adesso l'inesprimibile trama del desiderio.

martedì, febbraio 17, 2009

bon anniversaire


Tanti auguri a te.
A noi

lunedì, febbraio 09, 2009

Moderazione e temperamento stordito

Ho mal di testa un pò deciso oggi, non se ne va ed io ho voglia intanto di rock.
Tra due giorni è il mio compleanno ed è ok.
Vorrei urlare come una rockeuse americana e poter essere di voce particolare in un corpo con le palle come alanis.
Affinamento, sempre lavoro su se stessi. [气功]
Vorrei non essere del tutto italiano ma un infuso di sapori agrodolci.
Vorrei sapermi accontentare e non sentire un peso di insoddisfatta prestazione, va bene così, rilassati!
Voglio saper parlare tante lingue.
Sento dell'arte racchiusa in un guscio di pigrizia ritardante. Flashes obliqui e lucenti.
Vuoi venir fuori?







E con la lanterna si potrebbe esprimere qualche desiderio.