"Non, il n'y aura pas de diner avec Clayton Newlin, il n'y aura pas d'amour, tu m'as attendue des millénaires et je te pose un lapin, ton étreinte se refermera sur le vide, ton souffle ne brulera personne, je t'ai attendu depuis le jardin mais il ne se passera rien, tel est le souverain désir du malheur, je ne te dirai aucun secret, il est plus facile de mourir que de vivre, c'est pourquoi ma vie entière ne sera que mort, chaque matin, au sortir du sommeil, ma première pensée sera que je suis déjà morte, que je me suis donné la mort en disant non à l'homme qui était ma vie, comme ça, sans raison, sans autre raison que ce vertige qui pousse à tout rater, que cette puissance abjecte du mot non, ce non qui s'est emparé de moi au moment crucial de mon existence, éteignez les torches, enlevez vos beaux habits, la fete est finie avant d'avoir commencé, qu'il n'y ait plus de soleil, qu'il n'y ait plus de temps, qu'il n'y ait plus de monde, qu'il n'y ait plus de rien, que je n'aie plus dans le coeur cet énorme pourquoi, j'étais celle qui avait l'univers entre ses mains et j'ai décidé qu'il mourrait, pourtant je voulais qu'il vive, je ne comprends pas ce qui s'est passé". Amélie Nothomb, Biographie de la faim
Y a-t-il de meilleures descriptions d'une telle sensation?
Mi sono subito reso conto che scrivere fine come titolo del post possa giustamente, ma fallacemente far riferimento ad una lista possibile di ciò che questi ultimi giorni provoca nel mio ricordo e nella mia volontà di futuro.
Mi confrontavo con il suicidio. Potrebbe essere in realtà molto semplice morire, per mano propria, serenamente e lucidamente, perché esausti. Lasciarsi scivolare lungo la cornice di un davanzale al quinto piano di un palazzo, senza che nessuna oda il tonfo prodotto da un corpo macilento che viene in contatto con un suolo che sembra là che ti chiami, vieni giù. Ho finito di leggere un libro ed è stata una sorpresa accorgermi come non mi aspettassi nulla al pari di un semplice finale non troppo lontano dalla logica, ero solo troppo preso da ogni singola parola, ogni frase di un testo che scorreva e in alcune parti più ricercate offriva una gamma descrittiva di azioni e immagini concrete quasi sconcertante, per accuratezza e tecnica. Non parlo di suicidio estremo e disperato: sembra paradossale concepire la parola suicidio in maniera distaccata da atto estremo e folle. C'è differenza. Schopenhauer affermava che il suicidio rappresentava la vittoria surclassante e inoppugnabile della volontà di vivere; paradossalmente il suicidio, come rifiuto della vita terrena a cui si è stati destinati, è quindi la liberazione dalla frustrazione dell'esistenza effettiva, a cui si dice no, sperando di accoglierne in questo modo una nuova, semplicemente un'altra vita, in cui credere di poter far meglio tutto ciò che si è fatto nella ormai da poco precedente, rifiutata. Non si tratta esattamente di un gioco di rifiuto e nuova accettazione, la vita. Pensavo al suicidio come affascinante constatazione della grandezza di un genio umano, che ha concluso tutto e vuole morire. Quel libro è davvero un bel libro. Penso che tante volte l'uomo sia troppo codardo, pavido e tutto fuorché coraggioso per giungere a perpetrare una simile pugnalata mortale all'esistenza che l'ha animato di soffio vitale; dico meno male perché forse a questo punto ci sarebbero morti continue e apparentemente ingiustificate, immotivate, c'erano dei problemi, ma non credevo fino a tal punto. Ma è affascinante sapere che sia esistito qualcuno così forte da mettere a tacere la voce che tutti hanno dentro, e quell'istinto naturale che proclama la necessaria sopravvivenza; qualcuno di così tormentato, personaggio noir esploso in silenzio, qualcuno di così presuntuoso, egoista e non vigliacco: bensì coraggioso, e così idiota. Ma l'uomo ama la vita, ne ha paura, della vita, della sua, di quella degli altri simili, e lotta per cercarle un senso. E' così affascinante, però.
Un ragazzo nella norma,fuori dal presente e in simbiosi con l'inesistente. Un ragazzo non proprio come gli altri,nella sua norma che norma non ha. Sogna di essere francese per sentir davvero suo l'armonico suono della r appena soffiata,e l'emozione di scoprire quanto bello sia comunicare con le persone. Per l'altra metà,è italiano. Deve affrontare uno dei momenti più difficili per un giovane uomo che niente sa,perché questo è l'importante:nell'ignoranza pronunziata,sta la conoscenza. Affronta ad occhi chiusi quello che vive,ad occhi aperti se l'angelo lo sprona fino a farlo piangere,il suo amico alato,e allora capisce che è un peccato tenerli chiusi. Non capisce in che luogo sia meglio correre,verso che meta,la direzione che sta seguendo è offuscata da dubbi nebbiosi che ricoprono la retta energica coscienza dell'essere,cade e tenta di rialzarsi.In qualche modo,ce la fa. Ha sbagliato,sbaglia,non demorde,piange,urla,strepita,pensa sia pazzo,cos'è questa sofferenza?Sorride davanti all'acqua,davanti a una rete e a una palla,crede di sapere,ma in realtà sa di non sapere.E vuole scoprire. Sta imparando cosa voglia dire Rispetto,verso gli altri,verso se stesso,rispetto meritato e guadagnato.Niente è gratuito.La più bella delle cose deve essere conquistata faticosamente,e se Fiducia manca,puoi anche dirti vinto.Per il momento. Ha paura,ama la compagnia e la solitudine,a volte la solitudine in compagnia,a volte la compagnia,in solitudine. In mezzo alla folla. In disparte. Senza essere toccato. Un osservatore,e sempre più fedele ascoltatore. Gli piace parlare,cantare con quella voce ancora troppo sgraziata,gli piace raccontare,ama piangere e capire che in ogni pianto c'è qualcosa di lui che viene fuori.Niente di più vitale. Ma ha paura di non riuscire,di essere inadatto,pensa all'inerzia,all'inettitudine,riflette sull'incostanza,la maleducazione,la noia,il doloroso scoprirsi,sa che tutto si evolverà se giorno per giorno si impegna.Succede però che quando si sente solo molla,e pensa di sbagliare.Triste,lui è triste perché pensa alla tristezza,può sorridere se si impegna. Gli piace ridere,sorridere.Non solo con la bocca. Lui può essere tristezza,e abbandono. Riso e allegrezza. Lui è contento del suo voler crescere. Vuole imparare,ed ammirare. Ma in realtà gli piace il suo essere piccolo in un mondo di grandi. Sa che sono tante le sfide. Cerca di sorridere. Il rit.